L'Istituto nasce nel 1977 come Scuola Media Statale n.7, solo in seguito verrà intitolata al pittore ferrarese Filippo De Pisis.
Nell'anno 1999 la scuola F.De Pisis allarga la sua offerta formativa sul territorio con la nascita del Centro Territoriale per L'educazione Permanente (CTP)
Dal 2009 nasce L'Istituto Comprensivo numero 3 che accorpa oltre alla sede distaccata della scuola secondaria di primo grado di Porotto, anche le scuole primarie G.Matteotti, A.Franceschini e il Plesso di Fondo Reno.
Di seguito i link per le informazioni in rete sui personaggi storici che hanno dato il nome alle nostre scuole.
Filippo De Pisis: http://www.eugeniodavenezia.eu/it/amici_pittori.php?id=12
http://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/filippo_de_pisis.htm
Giacomo Matteotti: http://www.pertini.it/cesp/matteotti_imm.htm
Adriano Franceschini: http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Franceschini
Ricercatore instancabile ed un abilissimo paleografo. Il Maestro, stimato e ammirato da tutti, era stato insignito nel 1999 del titolo di Benemerito della cultura e dell’arte, onorificenza che il Governo assegna annualmente a pochissime persone che si sono distinte nel mondo della cultura. Un anno dopo nel nostro Ateneo Ferrarese gli venne riconosciuta la laurea honoris causa in Lettere. Anche se la sua fama di grande studioso e ricercatore storico era riconosciuta a livello internazionale e godeva della stima di studiosi, ricercatori e critici d’arte, egli rimase sempre una persona sobria e semplice legata alle sue origini. Preferiva l’appellativo di Maestro nonostante i riconoscimenti ricevuti. Ha insegnato per tanti anni nella scuola elementare di Porotto, paese nel quale, pur non essendovi nato, è rimasto per tutta la vita. E proprio per questo che, su proposta della Circoscrizione Nord-Ovest, la Commissione di Toponomastica del Comune di Ferrara ha espresso parere favorevole alla intitolazione al Maestro Adriano Franceschini della Scuola Elementare di Porotto, inaugurata nel lontano 1910 (di cui si accenna nel volume “Porotto nella storia”, nel paragrafo “Istruzione primaria a Porotto”). Ci sembrava doveroso un riconoscimento che potesse trasmettere ai posteri il suo nome e quello che egli è stato, insegnante amato da tutti gli alunni e genitori, grande conoscitore della storia locale. Sarà così ricordato da tutti gli allievi che in futuro studieranno nella scuola elementare di Porotto e che avranno la possibilità di imparare, attraverso i suoi scritti, quali sono state le origini del territorio in cui vivono, riconoscendo quanto importante e illustre fu per Porotto il Maestro Adriano Franceschini.”
Pubblichiamo un articolo gentilmente offerto dal geologo Dott. Alessandro Fogli che illustra le origini del toponimo "Fondoreno".
Nell'immagine il percorso del fiume Reno del periodo 1604-1767 di cui si vedono evidenti tracce nella veduta aerea.
EVOLUZIONE DEL CORSO DEL FIUME RENO IN EPOCA STORICA E PROTOSTORICA
L'evoluzione geografica del fiume Reno, così come quella di tutti i fiumi di bassa pianura, è intimamente legata alla storia delle popolazioni antiche che vi abitarono. Le motivazioni sono da ricercarsi nella possibilità che un corso d'acqua fornisce come via di comunicazione, sia dal punto di vista della navigazione, sia come via di comunicazione terrestre. A tal proposito è utile ricordare come un fiume di bassa pianura non antropizzato sia in grado di costruire propri argini naturali sopraelevati rispetto alla campagna circostante ove spesso sono presenti zone paludose o acquitrinose. L'argine rappresentava pertanto una zona di "alto strutturale" rispetto al piano di campagna. Non a caso i più importanti centri abitati furono ubicati, fin da epoche remote, a ridosso dei corsi d'acqua e, gli argini di questi, sfruttati come "strade" .
L'andamento del Reno in epoca pre-etrusca e etrusca-antica non è noto. Si può solo ipotzzare un alveo molto più sud-orientale rispetto alle epoche successive.
La presenza di siti appartenenti alla civiltà Villanoviana (Età del Bronzo IX – VIII sec. a.C.), nelle località di Villanova di Castenaso, Budrio, Santa Maria Codifiume lasciano pensare alla presenza di un corso d'acqua di una certa importanza che collegava tali località, anche se non tutti gli studiosi sono d'accordo sul fatto che si trattasse del Reno ma piuttosto della Savena o dell'Idice.
In epoca tardo etrusca (VI sec. a.C.) si pensa che l'alveo del Reno possa avere toccato le seguenti località: Bologna, Bentivoglio (ove è stata rinvenuta una stele etrusca), Baricella, S. M. Codifiume per sfociare direttamente nel Mare Adriatico o in qualche ramo del delta del Po antico. Ma anche in questo caso non esistono prove certe e non tutti gli studiosi appoggiano queste ipotesi.
In epoca Etrusca – recente (V e IV sec. a.C.) e per buona parte dell'epoca romana si assiste ad un ulteriore spostamento verso nord-ovest dell'alveo del Reno con dati sia storici che geologici più certi. In questo periodo dopo aver toccato le località di Castelmaggiore, S. Giorgio di Piano, S. Pietro in Casale e Poggio Renatico piegava decisamente verso est in direzione S. Martino, S. Egidio, Gaibana fino ad immettersi in un ramo del Po noto come Sandolo nei pressi di Voghenza.
E' utile ricordare a proposito che i romani denominarono Aventis l'attuale Reno, da cui il toponimo di Vicus Aventis, ovvero Voghenza.
Tale situazione rimase immutata fino al VI – VII sec. d.C. Quando, a causa di una rotta avvenuta nei pressi di Poggio Renatico, il Reno si diresse decisamente verso nord per immettersi nel Po di Ferrara poco ad ovest della città, abbandonando definitivamente l'immissione nel Sandolo.
Nel frattempo anche il fiume Po subì grandi mutamenti. Nell'anno 711 dal Po di Ferrara (l'attuale Volano), tramite una rotta artificiale nei pressi del quartiere S. Giorgio, venne creato un ramo artificiale del Po detto Po di Primaro, il quale si diresse verso sud-est in direzione Argenta per poi curvare decisamente verso est e sfociare in Adriatico. Ma la mutazione più importante del Po va ricondotta all'anno 1152 quando ruppe nei pressi di Ficarolo. Il corso principale si spostò decisamente più a nord, così come lo conosciamo ora, facendo perdere importanza al Po di Ferrara e di conseguenza al Primaro.
Nel frattempo il Reno continua il suo spostamento verso Nord-Ovest. Ora il suo corso (XII sec. d.C.) si dirige verso Cento per poi passare poco a est rispetto Finale Emilia ed immettersi successivamente nel Po di Ferrara nei pressi di Bondeno unitamente al fiume Panaro.
A partire dalla fine del XIV sec. e fino alla metà del XIX sec. si ebbe un brusco cambiamento climatico: il clima divenne molto freddo e piovoso tanto da definire tale periodo Piccola Era Glaciale. I corsi d'acqua ne risentirono in modo drammatico. Il Reno ruppe innumerevoli volte e, a causa di una di queste rotte abbandonò la immissione nei pressi di Bondeno per disperdere le proprie acque in zone paludose tra Bologna e Ferrara.
Per questo motivo nel 1522, tramite un canale artificiale, si decise di immettere nuovamente il Reno nel Po di Ferrara nei pressi di Porotto. Tale canale artificiale corrisponde all'attuale Strada Statale che collega Vigarano Mainarda a Porotto. Questa immissione si rivelò però un fallimento: se da una parte non diminuirono affatto le rotte, dall'altra il Po di Ferrara venne intasato dai sedimenti trasportati dal Reno che ne determinarono il progressivo interrimento con gravi danni economici.
La rotta di Ficarolo ed il progressivo interrimento del Po di Ferrara determinarono lo spostamento dei traffici commerciali più a Nord, nel Veneto, tagliando fuori la città di Ferrara dalle principali rotte economiche. Anche se tale processo fu ormai irreversibile si cercò di rimediare nel 1604. In tale data venne ostruito il canale artificiale che per quasi un secolo portò a defluire le torbide acque del Reno nel Po di Ferrara.
Dopo aver raggiunto la località di Vigarano Mainarda, il Reno fu deviato verso est-sudest. Il suo corso, dopo tale ennessima manomissione si diresse verso le località di Borgo Scoline e Fondo Reno passando immediatamente a sud di esse e poco più a nord rispetto alle località di Coronella e Madonna Boschi.
Da notare, nei pressi di Fondo Reno, come il Reno formasse un doppio meandro a forma di "S", tuttora visibile dalle foto aeree. Dopo aver oltrepassato queste località, il corso del Reno si diresse verso l'attuale Chiesuol del Fosso ove piegava decisamente verso sud. Il suo corso, che per un certo tratto coincide con l'attuale SS. 64 (Porrettana), dopo aver raggiunto la località di S. Martino si diramava in almeno tre rami che andavano a disperdere le proprie acque ed i propri sedimenti nelle Valli della Sammartina e di Poggio Renatico.
Se l'intendimento di questa ennesima deviazione fu quello di limitare i danni derivanti dalle frequenti rotte del Reno, esso rimase disatteso. Anche se i sedimenti non andarono più a intasare ulteriormente il Po di Ferrara, la rotta del Po nei pressi di Ficarolo (1152) ne innescò irreversibilmente il processo di interrimento, rendendo vano ogni ulteriore tentativo di porvi rimedio.
Nel 1767, per volere di Papa Benedetto XIV, fu scavato un canale artificiale, della lunghezzza di circa 30 km, noto come "Cavo Benedettino", che permise l'immisione delle acque del Reno, a partire da S. Agostino, fino al Po di Primaro (ormai Po Morto di Primaro) nei pressi di Argenta e da qui fino a sfociare in Adriatico sfruttando quello che in epoca medievale era il basso corso del Po di Primaro.
Il corso del fiume Reno non mutò ulteriormente e rimase tale fino ai nostri giorni.